domenica 8 giugno 2014

La sofferenza può essere gioia

Quando incontriamo la sofferenza, la nostra mente ed il nostro corpo sentono i limiti che la stessa comporta. 

Principalmente, se non si tratta di una fase acuta del problema (salute, economico, sociale, affettivo od altro) non è tanta la parte fisica a sentire il “dolore” ma la parte morale (psicologica). 
Non si riesce a pensare ad altro e la mente è come ingabbiata nello “spazio” ristretto del malessere che sta subendo. Eppure Tu dopo averci detto che per seguire Te, bisogna prendere la propria croce: 

in Mt 10:38 Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me.” 
ci hai insegnato che il peso della croce è leggero: in Mt 11:30poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.
  • In realtà il mio assoggettamento è dolce e il mio fardello è agevole da sopportare sempre che seguiate Me. Questa è la modalità che coloro che soffrono non usano quando dicono che la loro sofferenza è insostenibile.
Ma è vero che la sofferenza può essere anche gioia?
  • Si, se chiedete a Me di stare con voi quando la dovete sostenere.
Come mai si tramuta in gioia?
  • Perché vi fa ricordare che Io ci sono e posso aiutarvi a superarla, perché vi fa ricorrere a Me e perché potete verificare il mio intervento.
Può la sofferenza esser sublimata (trascesa, spiritualizzata)?
  • Si, se la offrite a Me con amore, elevandola al cielo.

Penso che non si possa facilmente comprendere cosa significa, se non si è mai provato una cosa del genere. So solo dire che ho provata questa sensazione per qualche minuto è stata una gioia particolare, con un senso di leggerezza dell'essere, rapimento, come di trasposizione di se stessi verso l'alto insieme alla sofferenza offerta.

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